Spalla congelata o frozen shoulder: sintomi, durata e fisioterapia

Movimento della spalla con la mano dietro la schiena

INDICE

Spalla congelata, frozen shoulder e capsulite adesiva sono termini comunemente utilizzati per indicare una condizione caratterizzata da dolore e da una significativa riduzione della mobilità della spalla.

La limitazione interessa generalmente sia i movimenti eseguiti attivamente dalla persona sia quelli valutati passivamente, ed è spesso particolarmente evidente nella rotazione esterna.

La frozen shoulder può rendere difficili attività molto semplici, come vestirsi, lavarsi, raggiungere la schiena, prendere un oggetto sopra la testa o dormire sul lato interessato. Il decorso può inoltre essere piuttosto lungo e variare considerevolmente da una persona all’altra.

La spalla congelata viene spesso descritta come una capsula articolare che si retrae progressivamente e che deve quindi essere “sbloccata”. Oggi sappiamo che il quadro è più complesso. Le modificazioni della capsula sono certamente importanti, ma infiammazione, fibrosi, dolore e risposte protettive possono contribuire in maniera diversa alla rigidità osservata.

Anche per questo motivo il trattamento non consiste semplicemente nel forzare il movimento, ma deve essere adattato alle caratteristiche e alla fase clinica della singola persona.

Che cos’è la spalla congelata?

La frozen shoulder è una condizione della spalla caratterizzata dalla combinazione di dolore e importante perdita della mobilità.

La rigidità interessa tipicamente sia il movimento attivo sia quello passivo e coinvolge più direzioni. La rotazione esterna è generalmente uno dei movimenti maggiormente limitati.

Tradizionalmente si distingue tra frozen shoulder primaria e secondaria.

Nella forma primaria la condizione compare senza un evento preciso che ne spieghi l’insorgenza. Nelle forme secondarie, invece, la rigidità può svilupparsi in associazione a un trauma, un intervento chirurgico, un periodo di immobilizzazione o altre condizioni della spalla.

Il termine “capsulite adesiva”, pur essendo ancora molto utilizzato, può suggerire l’immagine semplicistica di una capsula incollata da aderenze. Le modificazioni biologiche osservate sono invece più articolate e comprendono processi infiammatori, proliferazione fibroblastica, alterazioni del collagene, aumento della vascolarizzazione e progressiva fibrosi capsulare.

La frozen shoulder è quindi più correttamente considerata una condizione clinica complessa, nella quale dolore e rigidità possono derivare dall’interazione di più meccanismi.

Quali sono i sintomi più comuni della spalla congelata?

La frozen shoulder tende spesso a iniziare gradualmente.

Il dolore può comparire senza un trauma evidente e aumentare progressivamente, mentre il movimento della spalla diventa sempre più limitato.

Nella vita quotidiana possono diventare difficili gesti come:

  • infilare una giacca;
  • raggiungere la schiena;
  • lavarsi o pettinarsi;
  • prendere oggetti sopra la testa;
  • raggiungere la cintura di sicurezza;
  • svolgere alcune attività lavorative o sportive.

Il problema non riguarda quindi soltanto la quantità di movimento disponibile, ma può interferire significativamente con il sonno, il lavoro e la qualità di vita.

Il dolore notturno è frequente?

Il dolore notturno è molto comune, soprattutto nei periodi in cui la componente dolorosa è più intensa.

Alcune persone faticano a dormire sul lato interessato, mentre altre avvertono dolore anche senza appoggiare direttamente sulla spalla.

Nei tessuti interessati dalla frozen shoulder sono state osservate modificazioni infiammatorie, aumento della vascolarizzazione e della presenza di strutture nervose. Questi fenomeni possono contribuire alla maggiore sensibilità dolorosa della spalla.

Il dolore notturno, tuttavia, non è specifico della frozen shoulder e può comparire anche in altre condizioni.

Dolore e rigidità possono evolvere in modo diverso

Dolore e perdita di movimento non necessariamente aumentano o diminuiscono nello stesso momento.

Una persona può attraversare un periodo caratterizzato soprattutto da dolore e successivamente ritrovarsi con meno dolore ma ancora molta rigidità. Allo stesso modo, parte della funzione può essere recuperata prima che il movimento sia completamente tornato.

Questa variabilità è importante per comprendere sia il decorso sia il trattamento.

Perché la spalla congelata diventa dolorosa e rigida?

Non conosciamo ancora completamente tutti i meccanismi responsabili della frozen shoulder.

Nei tessuti della capsula articolare sono state documentate modificazioni sia infiammatorie sia fibrotiche. Nelle fasi iniziali possono essere presenti alterazioni della membrana sinoviale, aumento della vascolarizzazione e mediatori coinvolti nell’infiammazione.

Successivamente, l’attività dei fibroblasti e la modificazione della matrice extracellulare contribuiscono alla progressiva fibrosi e alla riduzione dell’elasticità della capsula.

Questi processi aiutano a spiegare la rigidità, ma probabilmente non raccontano tutta la storia.

In un piccolo studio condotto su pazienti con frozen shoulder candidati a intervento chirurgico, la mobilità passiva aumentava considerevolmente dopo anestesia generale. Il dato suggerisce che, almeno in alcune persone, una parte della limitazione osservata possa essere influenzata anche dalla contrazione muscolare protettiva associata al dolore.

Si tratta però di uno studio esplorativo su pochissimi pazienti e non permette di stabilire quanto questo fenomeno sia rilevante nella popolazione generale.

Il punto importante è che la rigidità percepita durante una valutazione non deve essere automaticamente interpretata come una misura esatta della quantità di fibrosi presente nella capsula.

Quali sono le cause e i fattori di rischio della frozen shoulder?

La frozen shoulder è più frequente nella mezza età e presenta una maggiore prevalenza nelle donne.

Numerose condizioni sono state associate a una maggiore probabilità di svilupparla, tra cui diabete, alterazioni della funzione tiroidea, dislipidemia e alcune patologie cardiovascolari o neurologiche. La relazione con il diabete è una delle associazioni più consolidate.

Anche trauma, chirurgia e immobilizzazione possono precedere lo sviluppo di una spalla rigida e dolorosa.

È importante, però, distinguere un’associazione da una relazione di causa ed effetto.

Il fatto che una determinata condizione sia più frequente nelle persone con frozen shoulder non significa necessariamente che ne rappresenti la causa diretta.

Negli ultimi anni sono stati proposti modelli più complessi che coinvolgono metabolismo, infiammazione sistemica, sistema immunitario, funzione endocrina e salute vascolare. Queste ipotesi possono contribuire a spiegare alcune associazioni epidemiologiche, ma molti dei meccanismi proposti rimangono ancora da chiarire.

La frozen shoulder viene quindi considerata una condizione probabilmente multifattoriale.

Come viene diagnosticata la capsulite adesiva?

La diagnosi è principalmente clinica.

Non esiste un singolo test, un’ecografia o una risonanza magnetica in grado di confermare da soli la presenza di una frozen shoulder. Le linee guida cliniche pubblicate nel 2025 confermano che gli esami di imaging devono essere considerati strumenti complementari alla valutazione clinica, non sostituti di essa.

Uno degli elementi più caratteristici è una significativa limitazione sia del movimento attivo sia di quello passivo, generalmente presente in più direzioni e particolarmente evidente nella rotazione esterna.

La valutazione deve però considerare l’intero quadro clinico.

Una persona può avere difficoltà a sollevare il braccio anche a causa di dolore o debolezza senza presentare una vera e propria rigidità articolare. Nella frozen shoulder, invece, la perdita di movimento passivo rappresenta generalmente un elemento importante.

Non tutte le spalle rigide sono frozen shoulder

Altre condizioni possono determinare dolore e perdita del movimento.

Tra quelle da considerare rientrano, per esempio, l’artrosi gleno omerale, gli esiti di fratture o lussazioni, alcune patologie della cuffia dei rotatori e altre condizioni articolari o neurologiche.

La valutazione serve quindi anche a stabilire se esista una spiegazione alternativa più plausibile.

Serve una radiografia?

La radiografia può essere utile soprattutto per escludere altre cause di rigidità.

Non permette normalmente di “vedere” direttamente una frozen shoulder, ma può identificare condizioni come artrosi importante, esiti traumatici o altre alterazioni ossee.

Ecografia e risonanza magnetica sono necessarie?

Non necessariamente.

L’ecografia può mostrare reperti associati alla frozen shoulder e può essere utile per valutare altre strutture della spalla. La risonanza magnetica può fornire ulteriori informazioni quando esistono dubbi diagnostici.

In presenza di una presentazione clinica tipica, tuttavia, non è necessario eseguire automaticamente una risonanza magnetica. Le linee guida recenti raccomandano di utilizzare ecografia e risonanza come strumenti aggiuntivi quando clinicamente indicati.

Quali sono le tre fasi della frozen shoulder?

La frozen shoulder viene tradizionalmente descritta attraverso tre fasi: freezing, frozen e thawing.

  • Nella fase freezing il dolore tende a essere predominante e la mobilità può progressivamente ridursi.
  • Nella fase frozen il dolore può diventare meno intenso mentre la rigidità rimane evidente.
  • Nella fase thawing, infine, il movimento tende gradualmente a recuperare.

Questo modello è utile per descrivere in modo semplice l’evoluzione generale della condizione, ma nella realtà clinica le tre fasi non sono sempre chiaramente distinguibili. Possono sovrapporsi e avere durate molto differenti.

Per questo motivo non è particolarmente utile utilizzare la fase come unico criterio per decidere il trattamento.

È più importante considerare quanto la spalla sia dolorosa e irritabile, quali movimenti siano disponibili, quanto siano limitate le attività quotidiane e come la persona risponda al movimento e al carico.

Quanto dura la spalla congelata?

La frozen shoulder può avere un decorso lungo.

In molti casi si parla di mesi e talvolta di anni, ma non esiste una durata precisa applicabile a tutti. La vecchia descrizione secondo cui la condizione dovrebbe necessariamente risolversi completamente entro uno o due anni è eccessivamente semplicistica.

Quando si parla di recupero bisogna inoltre distinguere almeno tre aspetti: dolore, mobilità e funzione.

Una persona può non avere più dolore significativo ma mantenere una certa rigidità. Un’altra può non aver recuperato completamente l’escursione articolare ma essere tornata a svolgere praticamente tutte le proprie attività.

Questo rende difficile stabilire un momento preciso in cui la frozen shoulder possa essere considerata “guarita”.

Alcune caratteristiche possono essere associate a un recupero più complesso, ma non permettono di prevedere con precisione il decorso del singolo paziente.

Come si tratta la spalla congelata?

Il trattamento deve essere adattato alla presentazione clinica.

Dolore, rigidità, capacità di utilizzare il braccio e tolleranza al movimento possono cambiare considerevolmente nel corso della condizione.

La gestione può comprendere educazione, esercizio terapeutico, mobilizzazioni, modificazione temporanea delle attività più irritanti e, quando appropriato, trattamento farmacologico o infiltrativo. Le linee guida del 2025 supportano un approccio conservativo multimodale e riconoscono un ruolo a esercizio, terapia manuale e infiltrazioni intra articolari di corticosteroide.

Nelle persone con una spalla molto dolorosa e facilmente irritabile può essere opportuno iniziare con una quantità di movimento e di carico relativamente contenuta.

Quando i sintomi diventano più tollerabili, il lavoro può essere progressivamente aumentato con l’obiettivo di recuperare movimento, forza e funzione.

Qual è il ruolo della fisioterapia?

La fisioterapia non consiste semplicemente nel cercare di “sbloccare” la spalla.

Il percorso può comprendere educazione, strategie per gestire temporaneamente le attività più provocanti, esercizio terapeutico, lavoro sulla mobilità e progressivo recupero della forza.

L’esercizio deve essere adattato alla situazione individuale. Una persona con una spalla estremamente irritabile potrebbe iniziare con movimenti relativamente semplici e tollerabili, mentre in una fase successiva possono essere introdotti esercizi più impegnativi e maggiormente simili alle attività che si desidera recuperare.

Il risultato viene quindi valutato non soltanto attraverso i gradi di movimento, ma anche considerando la capacità della persona di dormire, lavorare, allenarsi e svolgere le proprie attività quotidiane.

Mobilizzazioni e stretching sono utili?

Possono far parte del trattamento, ma non è necessario utilizzare sempre mobilizzazioni o stretching molto intensi.

Una spalla dolorosa non deve essere necessariamente forzata per ottenere un miglioramento.

La quantità di movimento e la sua intensità dovrebbero essere adattate alla risposta dei sintomi. Con il miglioramento della tolleranza, il lavoro sulla mobilità può essere progressivamente aumentato.

Gli esercizi per la frozen shoulder devono fare male?

Non necessariamente.

Durante un esercizio può essere normale percepire rigidità, tensione o una certa quantità di dolore. Questo non significa automaticamente che il movimento sia dannoso.

Allo stesso tempo, provocare più dolore non rende necessariamente l’esercizio più efficace.

È più utile osservare come la spalla reagisce durante e dopo l’attività. Un esercizio che provoca un forte peggioramento persistente dei sintomi o un significativo aumento del dolore notturno può richiedere una riduzione del carico, del volume o dell’ampiezza del movimento.

La tolleranza può cambiare nel corso del tempo e il programma dovrebbe modificarsi di conseguenza.

Le infiltrazioni di cortisone sono utili nella frozen shoulder?

Le infiltrazioni intra articolari di corticosteroide rappresentano una delle opzioni terapeutiche maggiormente studiate nella frozen shoulder.

Le evidenze mostrano che possono accelerare il miglioramento del dolore e della funzione soprattutto nelle prime settimane e nei primi mesi dopo il trattamento. Revisioni sistematiche hanno rilevato benefici particolarmente evidenti nelle prime 6 settimane, con effetti osservabili in diversi studi fino a circa 12 o 16 settimane.

Questo è particolarmente interessante nelle fasi iniziali e più dolorose della condizione, nelle quali la componente infiammatoria sembra avere maggiore rilevanza. Alcuni studi suggeriscono infatti risultati migliori quando l’infiltrazione viene utilizzata precocemente.

Non possiamo però affermare con la stessa sicurezza che il corticosteroide modifichi definitivamente la storia naturale della frozen shoulder. Con il passare del tempo, le differenze rispetto ad altri trattamenti tendono generalmente a ridursi.

Il vantaggio non consiste quindi semplicemente in un effetto analgesico immediato. Ridurre la sintomatologia nelle settimane successive può rendere più semplice dormire, utilizzare il braccio e partecipare al percorso riabilitativo.

Le linee guida cliniche del 2025 raccomandano di considerare le infiltrazioni intra articolari di corticosteroide per migliorare dolore e funzione nella frozen shoulder primaria e indicano come possibile anche l’associazione con la fisioterapia.

La decisione di ricorrere a un’infiltrazione rimane comunque di competenza medica e deve tenere conto delle caratteristiche e delle eventuali comorbidità della persona.

Che cos’è l’idrodilatazione?

L’idrodilatazione consiste nell’introduzione di liquido all’interno dell’articolazione con l’obiettivo di distendere la capsula. Nella procedura vengono frequentemente associati corticosteroide e anestetico locale.

Può determinare miglioramenti di dolore, funzione e mobilità in alcuni pazienti. Le linee guida recenti la considerano una possibile opzione terapeutica, in particolare quando associata al corticosteroide, ma le evidenze non permettono di considerarla necessaria per tutti i pazienti.

Quando viene considerata la chirurgia?

La maggior parte delle frozen shoulder viene inizialmente trattata senza chirurgia.

Nei casi in cui dolore e limitazioni rimangano importanti nonostante un adeguato percorso conservativo possono essere considerate procedure come la manipolazione in anestesia o il release capsulare artroscopico.

Il trial UK FROST ha confrontato fisioterapia strutturata, manipolazione in anestesia e release capsulare artroscopico in oltre 500 persone. A 12 mesi nessuno dei tre trattamenti ha raggiunto una superiorità clinicamente importante rispetto agli altri nell’outcome primario.

La chirurgia rappresenta quindi un’opzione per casi selezionati e non il passaggio inevitabile quando il recupero è lento.

Domande frequenti sulla spalla congelata

La frozen shoulder tende frequentemente a migliorare nel corso del tempo e per questo viene spesso descritta come una condizione autolimitante.

Dire semplicemente che “guarisce da sola”, tuttavia, è impreciso.

Il recupero può richiedere molti mesi e talvolta anni. Inoltre, non tutte le persone recuperano necessariamente nello stesso modo e possono persistere limitazioni della mobilità o sintomi residui anche nel lungo periodo.

Il trattamento può quindi avere un ruolo nel ridurre l’impatto dei sintomi e nel favorire il recupero della funzione durante l’evoluzione della condizione.

Non esiste una durata precisa.

Il decorso è generalmente lungo e può estendersi per molti mesi. In alcune persone possono essere necessari anni prima di raggiungere un quadro stabile.

I tempi di riduzione del dolore, recupero del movimento e recupero della funzione possono inoltre essere differenti.

Sì, ma non esiste un programma di esercizi identico per tutti.

La scelta e il dosaggio devono tenere conto del dolore, della rigidità, della tolleranza al movimento e delle attività che la persona vuole recuperare.

Bisogna forzare la spalla per recuperare il movimento?

Serve una risonanza magnetica?

Sì.

Possono accelerare il miglioramento di dolore e funzione, soprattutto nelle prime settimane e nei primi mesi. Il beneficio tende successivamente a ridursi rispetto ad altre strategie e non è dimostrato che l’infiltrazione modifichi definitivamente la storia naturale della condizione.

La frozen shoulder può colpire entrambe le spalle?

Una nuova frozen shoulder nella stessa spalla dopo una completa risoluzione sembra essere poco comune.

Se dolore e rigidità ricompaiono, però, è opportuno rivalutare il quadro senza presumere automaticamente che si tratti di una recidiva della stessa condizione.

Se dolore e rigidità della spalla stanno limitando le tue attività quotidiane, una valutazione fisioterapica può aiutare a comprendere meglio il problema e a impostare un percorso riabilitativo individualizzato.

Per approfondire il mio approccio puoi consultare la pagina dedicata alla fisioterapia e riabilitazione della spalla a Bergamo.

Dott. Andrea Carboni

Fisioterapista OMPT

Ultimo aggiornamento articolo: 11 agosto 2026